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Un tempo racchiusa entro una cinta murata (demolita all’inizio del ‘900), si accedeva al centro di Portogruaro attraverso cinque porte sormontate da torri, di cui solo tre sopravvivono oggi. L’elemento di più forte caratterizzazione del nucleo storico è il fiume Lemene, che attraversa l’abitato offrendo suggestivi scorci panoramici. La struttura urbanistica è imperniata su due direttrici principali, Corso dei Martiri della Libertà e via Seminario, separate dal fiume ma collegate da diverse trasversali. Le strade sono per lunghi tratti porticate e caratterizzate da palazzi tardogotici o rinascimentali. Cuore della città è la Piazza della Repubblica, chiusa sul fondo dalla Loggia comunale, oggi Municipio, considerato il maggiore monumento medievale di Portogruaro. La singolare costruzione in laterizio è di origine trecentesca: nel ‘500 venne ampliata e completata con l’aggiunta delle due ali laterali, in sintonia stilistica con il corpo centrale. La facciata a due spioventi è coronata da una merlatura ghibellina a coda di rondine, e forata da due ordini di finestre, di cui una ad archi trilobati. Davanti al palazzo, sulla sinistra, si trova una fontana formata da una vera da pozzo opera del Pilacorte (1494) e da due gru bronzee, simbolo della città.

Sulla destra del Municipio una breve discesa conduce ad un loggiato prospiciente il Lemene, uno dei luoghi più suggestivi del centro storico, dove un tempo erano il principale approdo di Portogruaro, la pescheria e un oratorio dedicato alla Madonna, in luogo del quale c’è oggi un baldacchino votivo in legno del 1920. Il piccolo oratorio in legno risale al 1627, e venne fatto erigere da alcuni pescivendoli di Caorle in onore della Madonna (detta della Pojana). Per un breve passaggio si giunge al ponte di S. Andrea (1554), sul quale svetta il campanile del duomo. In questo punto il fiume è sbarrato da due mulini, fatti costruire nel XII secolo dai vescovi di Concordia, ai quali appartennero fino al 1867. Nel 1970 essi vennero acquistati dal Comune di Portogruaro, che intraprese provvidenziali lavori di restauro, senza i quali tali costruzioni sarebbero andate irrimediabilmente perdute. Oggi in questa sede è alloggiata la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “I Molini”.

Tornando verso il Municipio e proseguendo lungo Corso dei Martiri, si giunge alla porta S. Giovanni, costruita nel XII secolo, nota come porta del “bando” e poi di S. Lazzaro, dall’omonimo ospizio dei lebbrosi che sorgeva lì vicino. Riedificata nel XVI secolo ad opera del podestà Girolamo Zorzi, la porta perse il suo carattere difensivo per assumere quello di entrata principale alla città. Al di là della porta si sviluppa l’omonimo borgo attorno alla chiesa di S. Giovanni, fondata nel XIV secolo e ricostruita nel ‘700. L’interno dell’edificio risale al nostro secolo, e conserva affreschi cinquecenteschi alle pareti; una statua marmorea della Madonna col Bambino (Madonna del Latte) della prima metà del XIV secolo sulla parete destra; un prezioso organo di scuola veneta del XVIII secolo dietro l’altare maggiore.

Tornando indietro si giunge fino al duomo, ultimato nel 1883 sul luogo di una precedente chiesa romanica di cui resta il campanile. Il duomo è intitolato non a caso a S. Andrea, patrono dei pescatori e dei mercanti; l’interno è a tre navate, con profondo presbiterio, ed ospita diverse tele di scuola veneta, dal XVI al XVIII secolo. In controfacciata, sopra la porta centrale, Ultima cena attribuita a Pietro Muttoni e a destra Crocifissione di Palma il Giovane; al secondo altare destro, pala raffigurante San Rocco della scuola di Palma il Giovane, dove nella parte bassa trova rappresentazione la Portogruaro del primo Seicento; al quarto altare destro, Resurrezione sempre attribuita a Palma il Giovane; l’abside è decorata da dipinti di Giovanni di Martino (Presentazione di Gesù al tempio) e a sinistra di Pomponio Amalteo (Sacra Conversazione), autore peraltro dei comparti delle cantorie con storie di S. Andrea.

Lasciato il duomo e proseguendo lungo Corso dei Martiri, il visitatore può ammirare preziose testimonianze di architettura civile ispirate a modelli veneziani di XIV e XV secolo: i Palazzi Muschietti, Moro e Fasolo offrono una mirabile fusione del gusto gotico e rinascimentale. Sulla destra si incontra il Palazzetto Fratto, quattrocentesco, dove soggiornò Ippolito Nievo; più avanti, sulla sinistra, il Palazzo De Götzen, impostato su tre grandi archi gotici, con due ordini di finestre tra cui spicca la quadrifora del piano nobile. All’angolo tra via dei Martiri e via Abbazia sorge il Palazzo Dal Moro, decorato con reperti archeologici provenienti dagli scavi di Concordia e dalla facciata movimentata da una bifora e da una trifora. Chiude il Corso la porta S. Gottardo, eretta probabilmente verso la metà del XII secolo, chiamata porta S. Francesco dall’omonima chiesa del vicino convento dei Francescani. Quella che vediamo oggi è un rifacimento cinquecentesco della primitiva porta: accanto, si può notare un breve tratto delle mura che circondavano la città.

La via Abbazia congiunge il Corso a via Garibaldi: il ponte dell’Abate, o ponte Nuovo, fu costruito in legno nel 1386 e rifatto in pietra solo nel 1835. Dalla via Garibaldi si prosegue lungo via Seminario, sulla quale si impernia il settore urbano sulla destra del Lemene. Qui sorge la Villa Comunale, costruzione della metà del XVI secolo eretta sull’area dello scomparso castello. L’edificio è attribuito a Guglielmo de Grisis da Alzano detto il Bergamasco; presenta un’ampia loggia balconata, una cappella seicentesca e un vasto parco. Vi è alloggiato il Museo paleontologico “M. Gortani”, nel quale sono custoditi fossili provenienti dall’area prealpina ed alpina del Veneto e della Carnia. Di fronte si trova il Palazzo Marzotto, impostato su tre archi a tutto sesto, unico edificio a conservare l’intera facciata affrescata. Segue l’edificio che ospita il Museo Nazionale Concordiese, creato nel 1885 per contenere la maggior parte degli oggetti di scavo della vicina città romana di Concordia.
Annessa al Collegio “G. Marconi”, il cui colonnato chiude via Seminario, è la chiesa di S. Luigi, già dedicata a S. Cristoforo: essa risale al XII secolo ma recenti lavori di restauro hanno portato alla luce lacerti di affreschi e strutture murarie precedenti l’XI secolo, che ne farebbero il più antico manufatto di Portogruaro. L’interno conserva sull’altare destro un affresco di Pomponio Amalteo, raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Cristoforo e Rocco (1532). Il Collegio Marconi offre alla via la lunga facciata settecentesca sostenuta da colonne doriche; sorto come seminario della diocesi di Concordia, è attualmente sede di ginnasio liceo parificato. Durante l’estate ospita il Festival Internazionale di Musica da Camera.

La strada, pur nell’evidente continuità edilizia, cambia nome prendendo quello di via Cavour, detta anticamente via dei Siori: al suo termine si trova la porta Sant’Agnese, la più antica delle tre porte rimaste. Essa risale infatti al XIII secolo e venne ritoccata nel Cinquecento; nei pressi della Torre, sulla destra, sono ancora visibili i resti delle antiche mura e una torretta di guardia. Dal maggio del 1999, la torre ospita il Museo della Città. Attraversata la porta, si esce nell’omonimo borgo; proseguendo in direzione Venezia si incontra la chiesa di Sant’Agnese, fondata nel XIV secolo, quando vi aveva annesso un monastero di benedettine, e rimaneggiata un secolo dopo. Restauri effettuati negli anni Ottanta hanno messo in luce affreschi quattrocenteschi.

 



 
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